Rirordando Marika

"Ciao, sono io!!"
E' così che ti presentavi quando mi telefonavi ed è questa frase che, a distanza di ormai 11 anni, mi risuona in testa quando squilla il telefono.
Ci conoscevamo di vista da sempre, ma al termine della terza media sei stata tu ad avvicinarmi: avremmo frequentato lo stesso liceo, perciò valeva la pena conoscersi meglio; in seguito avremmo chiesto di essere messe nella stessa classe, c'erano ottimi motivi, ma non furono ascoltati.. erano altri tempi.

La nostra amicizia è cresciuta giorno dopo giorno, tutti i giorni ci aspettavamo per il tragitto di casa liceo e viceversa: arrivavo in piazza e prima di salire sull'autobus sapevo già se eri arrivata o eri in ritardo... erano i tuoi colpi di tosse ad avvisarmi.
Sull'autobus parlavamo ( tu più di me ) di libri, film, idee per il far da te, discutevamo di tutto e sopratutto di scuola: mi hai raccontato con dovizia di particolari tutta la serie di Nightmare e non solo.
Il sabato lo dedicavi agli amici: prima la lunga fila di telefonate, poi qualche uscita, studio permettendo.
In quindici anni di amicizia non hai mai parlato della tua malattia, mai una lamentela, mai uno sfogo: niente.

Pensavi sempre al futuro, volevi diventare architetto per poi dedicarti al restauro.
Non so se l'aria di Venezia fosse salutare per la tua salute, di certo lo era per il tuo spirito e i tuoi spinti da un amore vero e generoso ti hanno lasciata andare, pur sapendo di perdersi qualche anno della tua preziosa vita.

Nell'autunno del 1998 ti sei presa una brutta infuenza, di quelle che lasciano degli strascichi a lungo; qualche tempo dopo ma hai accompagnata al museo e mi hai detto di salire le scale da sola, perchè non te la sentivi di fare tre piani...
e lì ho iniziato a preoccuparmi seriamente, non poteva essere solo asma! In primavera passavo a trovarti dopo il lavoro e un giorno hai smesso di studiare per fare due chiacchere: estimo, chimica? Non ricordo più quale esame stessi preparando ( caspita te ne mancavo solo tre!), ma hai detto che i libri potevano aspettare e questo non era da te... In seguito mi hai detto cosa avevi, ma sempre con ottimismo e leggerezza. A marzo sei andata a Verona: devo fare i soliti controlli, hai detto. Ci sentivamo per telefono e mi raccontavi che al tuo ritorno mi avresti portato uno di quegli aggeggi che ti facevano usare all'ospedale , sarebbe stato interessante per qualche mostra di fisica.

Ci siamo sentite il mercoledì sera, il 14 aprile: non stavi tanto bene, ma ridente mi hai detto che quando ti avrebbero dimessa avresti fatto da "cavia" come passeggero sulla mia prima auto, acquistata proprio quel giorno. Il 16 stavo seguendo un corso di perfezionamento e l'ho lasciato a metà per tornare a casa: quando sono arrivata ho trovato mia mamma seduta a tavola con l'aria sconvolta: tua zia aveva telefonato... stavi veramente male. 

Per tutto il viaggio da Trento a Verona ho pregato di poterti rivedere un'ultima volta, avrei voluto dirti tante cose, ma quando sono stata lì con te il nodo alla gola mi ha bloccato e ancora una volta sei stata tu a parlare: non dimenticherò mai quello che mi hai detto.

Il sabato ci hai lasciati ma il tuo ricordo è sempre vivo: mi hai insegnato cos'è la vera amicizia e quali sono le cose importanti della vita... ora ho tanti amici e il mio rapporto con gli altri è meraviglioso proprio grazie a te.

Ora ho due bambini stupendi che, quando arriviamo al cimitero, istintivamente baciano la foto della nonna e poi la tua, ma non glielo abbiamo insegnato noi e mi piace pensare che in qualche modo abbiano avuto occasione di conoscerti in un'altra dimensione.

Con amicizia.

M.P.