Respirando lo sport

Sintesi del Convegno a cura di 
Sara Perenzoni (Terapista della Riabilitazione)
e-mail: lorismanzana@virgilio.it
 


Si è svolto il 25 marzo 2006 a Villalagarina (TN) il Convegno intitolato “Respirando lo sport”, organizzato dal dott. Ermanno Baldo e dal Servizio di Pediatria dell’Ospedale di Rovereto. Erano presenti numerosi operatori sanitari di vari reparti, ma anche insegnanti di educazione fisica e allenatori sportivi. Il teatro, sede del Convegno, era al completo e ciò dimostra l’interesse suscitato. Numerosi erano i relatori che hanno dato il loro contributo sull’esteso argomento riguardante lo sport e la salute.
Io ho pensato di presentare una sintesi delle relazioni presentate dai vari specialisti, tentando di schematizzarle e semplificarle. Ho tralasciato le spiegazioni scientifiche, interessanti ma complesse,che sono comunque documentate sugli atti del Convegno disponibili su CD-ROM. Ho riportato in grassetto alcune parole-chiave ed in corsivo alcune mie riflessioni personali (anche se non sarebbe molto professionale!). Non sono riuscita a fare una relazione obiettiva del Convegno, perché è stato talmente stimolante che non sono riuscita a trattenere alcune digressioni. Spero in ogni modo di aver fatto un lavoro utile per chi non ha potuto partecipare.

1. TAVOLA ROTONDA: ATTIVITA’ FISICA E SPORTIVA IN ETA’ EVOLUTIVA

1.1 L’attività fisica in età evolutiva. I problemi visti dal Pediatra di famiglia Dottoressa S. Opassi –Pediatra di libera scelta.

I benefici fisici e psicologici che si ottengono attraverso l’attività sportiva sono documentati. Lo sport favorisce un sano sviluppo psico-fisico (“mens sana in corpore sano”), la socializzazione, riduce il disagio adolescenziale, porta miglioramenti anatomo-fisiologici. ’indubbio che l’attività fisica e sportiva siano importanti fin dall’infanzia.

Le modalità con cui si propone lo sport devono essere adeguate all’età. Infatti il tipo di metabolismo che utilizzano i muscoli per produrre l’energia necessaria alla loro contrazione è diversa a seconda dell’età. Lo sport deve rispettare le esigenze fisiologiche del corpo e quindi va calibrato. In sintesi si può dire:
- bambino piccolo (fino a 6-7 anni): è più portato alle attività di resistenza, anche se per esigenze psicologiche i suoi movimenti sono molto rapidi. L’attività motoria da proporre inoltre non deve essere dettata da regole, ma libera e spontanea.Vanno favorite le esperienze di coordinazione ed equilibrio e variata spesso l’attività, per alimentare la curiosità del bambino e permettergli di sperimentare l’ambiente circostante. Potrà così in seguito scegliere lo sport che più gli piace, non quello che piace ai genitori.

Voglio sottolineare l’importanza della libertà e dell’assenza di regole prestabilite a quest’età. Il bambino fino a 7 anni non impara attraverso gli insegnamenti, ma attraverso l’imitazione. Si immedesima completamente nei gesti e nel comportamento degli adulti che più gli stanno vicino, ed è così che impara con energia ed entusiasmo. Vengono coltivate le sue doti naturali, che verrebbero invece soffocate se troppe regole, troppi divieti, troppi rimproveri bloccassero il suo movimento spontaneo. Perché non permettergli di inserirsi nella vita seguendo la strada che gli è più congeniale? Certo ci vogliono pazienza e capacità di attendere, ma saremo ampliamente ricompensati per aver conservato dentro il bambino dei valori insospettati.(1)

- bambino tra 7 e 12 anni: si può iniziare a proporre uno sport, ma senza competizione e rispettando le attitudini del bambino. L’attività è ancora incentrata sulla resistenza.
- oltre i 13-14 anni: attività anche agonistica. Può svolgere movimenti intensi, di forza esplosiva.
L’attività agonistica non va proposta nell’infanzia perché causa danni fisici e psicologici. L’eccessivo carico di lavoro porta danni ortopedici e alle cartilagini di accrescimento, deficit nutrizionali, aggressività, ansia, instabilità psicologica per incapacità di affrontare la sconfitta, drop-out (rifiuto dello sport).

1.2 – Attività sportiva e fisica. I problemi visti dalla scuola. R. Setti – Insegnante di Educazione fisica presso Liceo “Rosmini” di Rovereto.

Chi fa sport va meglio a scuola. Il corpo infatti è un mezzo di apprendimento di capacità. Uno sport eseguito in modo intelligente vede il ragazzo coinvolto con il corpo, la mente e l’emozione. Il corpo è utilizzato in modo corretto e meno probabile è l’insorgere del drop-out, cioè l’abbandono precoce dello sport (frequente negli adolescenti, soprattutto femmine).
Lo sport è di tutti, ma per esserlo davvero deve entrare nella scuola. C’è in progetto di legge l’inserimento dell’educazione fisica nelle scuole elementari.

1.3 – L’attività sportiva in età evolutiva dal punto di vista del medico sportivo G. Costa – Medico sportivo.

Ci sono alcune situazioni, patologiche e non, che necessitano di precauzioni nello svolgimento di attività sportiva, tra cui:
- deviazioni del rachide (cifosi, scoliosi): La ginnastica sportiva non è utile, così come porre attenzione al peso della cartella o la posizione seduta al banco di scuola. Importante è invece cambiare spesso posizione.
- problemi respiratori: l’unica precauzione riguardare l’esposizione ai pollini, se c’è allergia. Al contrario il fatto di acquisire capacità motorie (anche all’asilo) facilita la coordinazione e il controllo volontario dei muscoli respiratori (abilità indispensabili per poter eseguire la spirometria!).
Positivo deve anche essere l’atteggiamento dei genitori verso il bambino, per favorire la sua attività motoria: va trattato con dignità e rispetto (non raccontargli bugie).
Sbagliato è togliere l’attività fisica per punizione (“se non studi non vai in bicicletta”) (intervento all’inizio del Congresso di I. Berasi – Assessore provinciale allo Sport).

1.4 – Lo sport, gli adolescenti, la motivazione D. Cavelli – psicologa dello sport.

L’adolescenza è una tempesta morfologica e psicologica. Forti istinti impulsivi costringono l’Io ad una nuova sistemazione, per arrivare alla maturità della persona. L’adolescenza è una crescita fisiologica e sociale, è perdita del ruolo infantile e del corpo infantile. Il ragazzo reagisce al disagio che consegue a questi enormi cambiamenti con dei comportamenti tipici, di difesa, attuati per non perdere se stesso. Si va ad esempio dal conformismo di massa, alla solitudine, alla ribellione, all’intellettualizzazione.
Anche l’attività sportiva dell’adolescente risente di questi suoi meccanismi di difesa: ci sono instabilità emotiva, ansia, senso di incapacità, ribellione, capricciosità, calo dell’attenzione, oppure eccesso di dedizione allo sport come fuga dal resto della realtà. Nello sport gli adolescento non sanno gestire la propria aggressività e l’agonismo è sempre sofferto, anche se in realtà dipende da coma la famiglia e gli allenatori considerano lo sport, dal peso che ne danno.
Spesso in questo periodo si assiste al drop-out: cambiano gli interessi e calano le motivazioni a fare sport, per cui viene abbandonato. E’ però vero che se lo sport è sempre stato impostato correttamente, eseguito per migliorare lo sviluppo psico-fisico e per divertimento, e non per ottenere meriti e risultati, l’attività verrà poi ripresa.
Nel periodo adolescenziale avviene la maturità sessuale, che destabilizza la percezione della propria immagine corporea. Se in più ci sono differenze fisiche rispetto alla normalità, la sofferenza aumenta. Se c’è stato un sano sviluppo dell’immagine corporea (il bambino è accettato fin da piccolo in ogni sua caratteristica da parte dei genitori e dei compagni) il processo di crescita psicologica è facilitato. Anche lo sport è un aiuto: c’è più padronanza del proprio corpo e quindi la comunicazione con gli altri è facilitata.
La crisi dei legami affettivi nell’adolescenza sposta l’attaccamento del ragazzo dai genitori agli altri. Ora la stima di sé non arriva più dai genitori ma dall’ambiente, con cui deve mettersi alla prova. Anche qui lo sport è d’aiuto: l’allenatore e gli atleti più grandi sostituiscono la famiglia, rappresentano una protezione però distaccata dalla famiglia. Lo sport è una valvola di sfogo per l’aggressività, che non è dannosa se è incanalata in un rituale, nel rispetto della regola sportiva. Lo sport è una terapia per i conflitti interni, per le frustrazioni date dall’ambiente, per l’uniformità di massa, per la monotonia quotidiana.
Il ruolo dei genitori in questo periodo è quello di ascoltare il proprio figlio, riconoscerlo nei suoi comportamenti adolescenziali, essere per lui dei modelli autentici. I genitori hanno anche il compito di scegliere l’ambiente sportivo giusto: non è importante il tipo di sport, ma come, dove e chi lo propone. Sta ai genitori capire qual è l’ambiente sportivo adatto al proprio figlio, in modo che le esperienze che fa siano positive.

2 – Quanti bambini hanno l’asma, quanti fanno attività fisica: la realtà trentina S. Piffer – Responsabile Osservatorio epidemiologico – APSS – Trento.

L’asma è una patologia molto diffusa ed in aumento. Il 15% degli atleti delle Olimpiadi soffre di asma da sforzo. In ogni classe di scuola c’è qualche ragazzo asmatico.
Ci sono alcuni fattori che entrano in relazione con l’asma, tra cui: inquinamento ambientale, igiene, altitudine (più si va in alto e meno allergeni ci sono nell’aria), la quantità di attività fisica, alimentazione (meglio consumare in abbondanza frutta e verdura e ridurre l’uso di bevande gassate).

3 – Malattie respiratorie e attività sportiva A. Barbato – Prof. Clinica Pediatrica dell’Università di Padova Presidente della Società Italiana Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI).

L’allenamento ha l’effetto di migliorare la capacità del corpo di utilizzare l’ossigeno, ritarda cioè il momento in cui si inizia a formare l’acido lattico (soglia anaerobica) perché i muscoli non riescono più ad ossigenarsi a sufficienza (anche l’aumento di frequenza cardiaca e ventilazione polmonare non basta più per soddisfare le richieste di ossigeno).
Nel caso di presenza di broncospasmo (asma da sforzo) la soglia anaerobica dipende dal momento in cui i bronchi si restringono e ostacolano in passaggio dell’aria e quindi l’ossigenazione del corpo. Con il test da sforzo si misurano la FEV1 (= massimo volume d’aria espirato in un secondo) e dopo quanti minuti questo valore cala a causa del broncospasmo. Questi dati vanno considerati quando si esegue sport, perché se si supera la soglia anaerobica non c’è più un adeguato apporto di ossigeno. Ecco perché devono esserci tempi di recupero sufficienti per permettere alla crisi respiratoria di risolversi.Si possono eseguire anche sforzi intensi e prolungati, purchè si lasci poi il tempo al bambino per riprendersi adeguatamente. E’ un errore incitarlo a continuare l’allenamento (cosa che può succedere quando i bambini sono in gruppo e si stimolano a vicenda). Il bambino va invece lasciato riposare finchè lo spasmo dei bronchi si risolve, e poi l’attività può riprendere.
L’asma da sforzo è molto frequente e può comparire anche in atleti sani, quando ci sono iperattività bronchiale (infiammazione) e fattori irritanti (freddo, allergeni, infezioni virali, inquinamento come per il ciclismo su strada, piscine con troppo cloro,…).
Gli sport più indicati nei bambini con patologia polmonare sono tutti quelli aerobici (di resistenza) come nuoto, ciclismo, escursionismo, corse, giochi di movimento.
Lo sport migliora la capacità del corpo di utilizzare l’ossigeno, di sopportare più carico di lavoro, migliora l’autostima e la relazione con gli altri, migliora la qualità di vita. L’allenamento però non modifica l’asma, non cambia i valori del test da sforzo e della FEV1, non migliora la funzionalità respiratoria.

4. ATTIVITA’ MOTORIA E RESPIRO

4.1 – Educazione del respiro nella patologia respiratoria C. Guerzoni – Fisioterapista – Ospedale S.Maria del Carmine di Rovereto.

Respirare bene è importante per migliorare il metabolismo generale, controllare gli stati d’ansia e la postura del tronco. Questo significa prima di tutto avere coscienza di come si respira: percepire i movimenti dei nostri muscoli respiratori, le posizioni che assumiamo, controllare la tosse. Gli obiettivi sono quelli di migliorare lo sviluppo e la coordinazione dei muscoli respiratori, correggere le posture e drenare le secrezioni dai polmoni verso l’esterno.
Esistono numerose tecniche di fisioterapia che, giocando sulle variazioni dei volumi respiratori (inspirazione ed espirazione con varie profondità e velocità), portano le secrezioni dalla periferia del polmone verso il centro. In seguito il movimento o la tosse le portano all’espulsione.
La tosse è un meccanismo indispensabile per l’eliminazione delle secrezioni bronchiali. Fa vibrare le vie aeree provocando il distacco del muco e la fuoriuscita ad alta velocità. La tosse nei bambini va incoraggiata e deve essere efficace (non è un raschiamento di gola).
I lavaggi nasali sono importanti per eliminare il muco e gli allergeni, per idratare la mucosa nasale e fluidificare le secrezioni.

4.2 – Attività sportiva nel bambino e nell’adolescente con asma. E. Baldo – Pediatra – Ospedale S.Maria del Carmine di Rovereto.

Il bambino con patologia respiratoria si adatta alla propria situazione secondo le sue possibilità, impara a controllarsi bene e anche a sottovalutare i suoi disturbi. E’ lui però che sa più di tutti (genitori, pediatri) quali sono i suoi limiti e in che misura sono disturbate le sue attività quotidiane.
L’asma da sforzo (EIA) è una causa di limitazione per i bambini. E’ un sintomo di asma mal controllata, che può essere cronica. Si manifesta con tosse stizzosa, dispnea (difficoltà a respirare), fischio, dolore retro-sternale o toracico. Di base c’è l’infiammazione delle vie aeree che,con altri fattori concomitanti, provoca lo spasmo dei bronchi con riduzione del loro diametro. Lo sforzo fisico ed il freddo fanno perdere acqua alle vie aeree con la conseguente liberazione di sostanze (mediatori) che fanno contrarre le pareti bronchiali (broncospasmo).
Delle soluzioni possono essere le maschere antifreddo (che fanno inalare aria calda) e il preriscaldamento. Infatti un allenamento intermittente, con pause di recupero, limitano la produzione dei mediatori che scatenano la broncoostruzione. Inoltre prepara adeguatamente l’apparato muscolo.scheletrico. Un esempio può essere riassunto nel seguente schema: 15-20 secondo di corsa veloce – 1-2 minuti di corsa lenta, tutto questo ripetuto per 6 volte (15-20 minuti in totale). Poi segue un allenamento di 45-60 minuti, per 2-3 volte alla settimana.
Per risolvere l’EIA è però necessario trattare l’infiammazione di base. Così l’EIA non è un problema se è sotto controllo medico.
Lo sport nelle patologie respiratorie è consigliato: migliora la tolleranza allo sforzo, diminuisce l’iperattività dei bronchi e quindi i sintomi dell’asma, conserva le risorse respiratorie in fibrosi cistica. La funzionalità respiratoria resta invariata, ma la migliore qualità di vita e la riduzione dei sintomi respiratori rendono lo sport indispensabile.

4.3 – Terapia dell’asma e del broncospasmo indotto da esercizio fisico. L. Pescollderungg – Pediatra – Ospedale S.Maurizio di Bolzano.

Con alcuni accorgimenti è possibile evitare l’EIA durante lo sport: comportamento adeguato (evitare di respirare aria fredda e secca a bocca aperta, ma coprire la bocca con una sciarpa o respirare attraverso il naso; evitare le zone ricche di allergeni come i pollini), allenamento preceduto da riscaldamento, scegliere uno sport adatto, terapia farmacologica.
Lo sport più adatto è il nuoto, perché si svolge in ambiente caldo e umido e favorisce la coordinazione di respiro e movimenti delle braccia. Gli sport più asmogeni sono invece quelli dove la corsa prevale (calcio).
La dieta può aiutare a ridurre l’asma: poco sale, molte vitamine (betacarotene, contenuto in frutta e verdura), grassi omega-3, cibi contenenti antiossidanti naturali (alghe). Inoltre l’allenamento dei muscoli respiratori riduce la dispnea (difficoltà a respirare) e la quantità di farmaci.
I farmaci servono per tenere controllata l’asma. Il loro effetto è duraturo e non dovrebbe essere necessario un uso durante lo sforzo fisico. Il loro scopo è quello di ridurre l’infiammazione e l’iperattività bronchiale, limitando il broncospasmo.

4.4 – Genitori, scuola, società sportive, pediatra: condividendo un percorso. L. Capra – Pediatra – Ospedale S. Anna di Ferrara.

La qualità dello sport dipende da come gli adulti lo fanno vivere al bambino:
così è importante che vengano paragonati i risultati sportivi solo dopo i 7 anni. Fino a quest’età non deve esserci un vincitore. La competizione va proposta solo dopo i 12 anni;
le ragazze possono fare qualsiasi sport, anche il calcio. Fare però attenzione agli sport per ragazze che enfatizzano un corpo “ideale”, come la ginnastica artistica;
non togliere attività motoria come punizione per la scarsa dedizione allo studio;
non delegare l’educazione all’allenatore;
non cercare denaro o immagini attraverso lo sport;
fare in modo che lo sport promuova lo sviluppo psicologico, sociale, morale;
valutare la presenza di dolori muscolari cronici (piccoli traumi non curati, sindrome da superallenamento);
Prevenire i traumi con scarpe e pavimentazioni adatti;
Alcuni farmaci sono nella lista delle sostanze considerate doping: va spiegato al ragazzo che non viene dopato, ma curato.

In conclusione vorrei ricordare i benefici dell’ambiente naturale. Abbiamo la fortuna di vivere in luoghi dove le natura è incontaminata e maestosa. Il mettersi in contatto con essa è rigenerante per l’uomo. Così lo sport eseguito all’aria aperta, in mezzo al verde, ha degli ulteriori benefici.
Per il bambino è importante mettersi in relazione con la natura, come lo sono la presenza degli adulti e ciò che loro fanno per lui. Se la mamma canta per il suo bambino molto calore si trasmette da lei al piccolo. Il bambino allora canterà anche lui per imitazione, nutrendo la zona del suo corpo da cui nasce il canto: il petto e quindi il respiro.


BIBLIOGRAFIA:

(1) – E.M.Grunelius – Educazione nella prima infanzia – 1994 – Filadelfia ed.